visore per la realtà virtuale

La tecnologia e le tecniche utilizzate per trasmettere sensazioni tattili a distanza, consentendo agli utenti di sentirsi come se stessero toccando e manipolando oggetti remoti. Il racconto della startup che mira a cambiare radicalmente la vita di ipovedenti, non vedenti e sordo-ciechi

“L’ispirazione nasce dalle condizioni più insolite” si suol dire, e la leggenda che ruota intorno alla tecnologia Telehaptics non fa eccezione. Gli ingredienti di partenza per una grande storia c’erano tutti: una festa in Messico, un po’ di tequila e un grande sombrero. Johannes Väänänen, inventore e fondatore di Telehaptics, nonché detentore di brevetti tecnici internazionali, si trovava proprio in quella situazione quando ha avuto l’illuminazione. La visiera del sombrero così ingombrante, infatti, unito a movimenti meno controllati, colpiva persone e oggetti intorno a lui, esercitando di contro una piccola pressione sulla fronte e sul capo. E se fosse possibile trasformare questa semplice legge fisica in una tecnologia capace di stimolare tramite il tatto dei segnali al cervello per avvertirlo degli ostacoli che ci si parano davanti? Ecco come nasce Telehaptics. Il nome nasce dall’unione di due parole inglesi, “tele” che significa distanza o remoto, e “haptics” che significa tocco o scienza del tatto. La tecnologia teleaptica utilizza sensori, attuatori e reti di comunicazione per trasmettere e ricevere informazioni tattili, ricreando il senso del tatto a distanza. Questa tecnologia ha una vasta gamma di applicazioni, anche in aree come la chirurgia a distanza, la realtà virtuale, i giochi, le teleconferenze e la robotica. L’uso della teleaptica ha il potenziale per rivoluzionare molti campi migliorando la capacità degli utenti di interagire con oggetti e ambienti remoti in modo più coinvolgente e intuitivo. Come ci spiega Gabriel Didham, CFO di Telehaptics, l’invenzione vuole rispondere a un’esigenza che guida la ricerca oftalmologica da anni: dare a ipovedenti e non vedenti un livello sempre migliore di qualità della vita, promuovendo l’inclusione sociale riducendo al minimo possibile il divario con una società concepita in forma quasi esclusiva per i vedenti. Per farlo, si riallaccia al concetto del sombrero. Il dispositivo, che somiglia in questa fase di prototipo a un casco non integrale, comprende delle videocamere e termo camere, che percepiscono quindi anche la distanza e la profondità dello spazio circostante e degli oggetti che la occupano. Il dispositivo è in continua evoluzione nella direzione di dare soluzioni utili alla quotidianità dell’utilizzatore. L’innovativa tecnologia traduce queste informazioni in una pressione tattile esercitata sulla fronte di chi lo sta indossando, che viene reinterpretata dal cervello con un output che possiamo definire “visivo”. “Se ci stiamo avvicinando, ad esempio, a un muro, sentiremo una pressione forte – spiega Gabriel Didham – ma, non appena ci allontaneremo anche di pochissimo, in maniera proporzionale la pressione diminuirà”. Il dispositivo, infatti, è composto, nella parte che appoggia sulla fronte, da quelli che vengono definiti come “phyxel”, dei physical pixels che esercitano una pressione. Sono oggi circa 200 in fase evolutiva di raddoppio della quantità (400), ciascuno con altrettanti livelli di sensibilità, per imprimere diversi livelli di pressione all’informazione che devono trasmettere: tutto senza utilizzare, quindi, onde radio o segnali acustici. “Il senso del tatto è più veloce della vista, che invece è un senso interpretativo. – spiega Didham - Inoltre può generare informazioni che il cervello tramuta in immagini, ma non viceversa. Dopo un primo momento di assestamento, che può variare dai 15 ai 50 minuti circa, chi indossa il dispositivo può percepire gli ostacoli e definirne i contorni, successivamente, dopo un’opportuna formazione, arrivare persino a distinguere i particolari come, ad esempio, le pieghe di una tenda”. Le persone che l’hanno testato hanno descritto l’esperienza dicendo di essere riusciti a “percepire” effettivamente gli oggetti, anche per la prima volta. “Ci piace dire che al momento è come se fossimo con la tecnologia di fronte ad una televisione degli anni 30. Appena entreremo nel mercato sarà come una televisione degli anni 50. Il nostro obiettivo è di raggiungere velocemente i televisori contemporanei, per dare l’idea di dove mira il nostro viaggio”. “Non cerchiamo di ricreare un cane guida o un bastone tecnico – continua Didham- si tratta di un approccio completamente nuovo, rivoluzionario e potenzialmente risolutivo: convertire dati relativi alla distanza, alla profondità e calore in un impulso tattile, che il cervello reinterpreta restituendo una percezione immaginaria e sostanziale”. Al momento la tecnologia è ancora al livello di prototipo avanzato, ma grazie anche ai finanziamenti europei ottenuti nel 2022 per il programma di accelerazione EIC-European innovation council, l’obiettivo è di entrare in commercio già dal 2024, prevedendo il rilascio di diversi modelli, ciascuno sempre migliore del precedente. “Il team di lavoro è composto da professionisti provenienti da tutto il mondo, con background nel design, nella telefonia, nell’ingegneria…tutti dettagli che permettono di avere un approccio complessivo, totale e, nel suo insieme, davvero rivoluzionario”. Perché davvero di rivoluzione si può parlare: solo in Europa sono circa due milioni le persone che sono totalmente cieche e che potrebbero beneficiare di questa tecnologia. I vantaggi non si limitano a loro però: anche chi ha una visibilità limitata, chi soffre di ipovisione, “senza dimenticare le famiglie che supportano queste persone, inclusi i sordo ciechi” aggiunge Didham. Il video del prototipo mostra immagini che sembrerebbero degne di Blade Runner: una donna cieca dalla nascita che percepisce, per quasi dire “vede” per la prima volta la propria mano, ma anche Jakob Rosin, presidente della Estonian Blind Union e cieco dall’età dei 13 anni, che riesce a muoversi in maniera completamente autonoma in una stanza, avvicinandosi ad una sedia e sedendovisi, attraversare una porta senza difficolta e prendere al volo un oggetto che gli viene lanciato, prendere l’ascensore, camminare normalmente sul marciapiede o tra le auto in un parcheggio. Potrebbe sembrare fantascienza, ma è pura Scienza. “Non esiste al momento altra soluzione sul mercato che offra a una persona un contatto diretto e immediato, che superai la logica del tatto consentendo di percepire in dettaglio tutto ciò che li circonda, comprese le forme fisiche e la temperatura. – continua Didham - non esiste una tecnologia che consenta ai non vedenti di percepire i gesti, come il saluto e interagire naturalmente con le persone”. Questa tecnologia e i prodotti basati su di essa creeranno un nuovo mercato di massa, influenzando il mercato della mobilità delle tecnologie assistive, restituendo a non vedenti e ipovedenti la possibilità di comprendere in autonomia cosa li circonda, il contesto in cui si muovono, comprendendo rischi concreti e potenziali, uscendo da uno stato di isolamento non solo fisico ma soprattutto emotivo, ristabilendo self confidence attraverso uno dei sensi di base dei rapporti umani. E forse, realizzare anche il sogno di Jakob di “correre libero in mezzo ad una foresta”. 

(da Oftalmologia Sociale, Gennaio-Marzo 2023)