Tecnologia, tatto e co-design
Il progetto sviluppato insieme all’Università di Oslo
Come nasce uno strumento davvero accessibile?
Non soltanto da una buona idea o da una tecnologia innovativa, ma dall’incontro tra persone, esperienze e punti di vista differenti.
È da questa convinzione che nasce il progetto sviluppato da Andrea Avalli Bezzi, tirocinante dell’Università di Oslo, in collaborazione con il team di AbilNova: un percorso di ricerca e sperimentazione dedicato alla progettazione di strumenti accessibili per persone con disabilità sensoriale.
Un lavoro che mette insieme tecnologie digitali, progettazione partecipata e ascolto attivo, con l’obiettivo di creare soluzioni utili nella quotidianità, nella didattica e nei percorsi di autonomia.
Quando la tecnologia diventa concreta
Nel corso del tirocinio sono stati progettati e realizzati prototipi e strumenti attraverso:
- stampa 3D
- taglio laser
- modellazione digitale
- progettazione tattile e multisensoriale
Le tecnologie utilizzate permettono di sviluppare rapidamente oggetti personalizzabili, modificabili e testabili direttamente con le persone che li utilizzeranno.
Non si tratta quindi di creare “prodotti finiti” chiusi e immutabili, ma strumenti che evolvono attraverso il confronto continuo con chi li esplora, li utilizza e li vive nei diversi contesti educativi e quotidiani.
Tra gli ambiti su cui il progetto si concentra ci sono:
- didattica accessibile
- orientamento e mobilità
- autonomia personale
- esplorazione tattile
- apprendimento multisensoriale
Il tatto come esperienza di conoscenza
Gran parte del lavoro ruota attorno al valore del tatto come strumento di comprensione del mondo. Mappe tattili, superfici a rilievo, giochi educativi, modellini tridimensionali e supporti per l’orientamento non sono semplicemente oggetti da osservare: sono strumenti da esplorare con il corpo, attraverso l’esperienza diretta.
Toccare significa raccogliere informazioni, costruire riferimenti spaziali, comprendere forme, proporzioni e relazioni. Significa poter sperimentare in autonomia e sviluppare maggiore consapevolezza dell’ambiente circostante.
Per questo motivo la progettazione accessibile non può limitarsi all’estetica o alla funzionalità tecnica. Deve interrogarsi su come le persone percepiscono, apprendono e interagiscono con ciò che le circonda.
Co-design: progettare insieme, fin dall’inizio
Uno degli aspetti centrali del progetto è il lavoro di co-design.
Ogni prototipo viene infatti sviluppato e testato attraverso il confronto continuo con:
- professionisti sanitari
- operatori
- educatori
- persone con disabilità visiva e sensoriale
Questo approccio permette di osservare concretamente come gli strumenti vengono utilizzati, quali difficoltà emergono e quali caratteristiche risultano davvero efficaci nell’esperienza quotidiana.
Il valore del co-design sta proprio qui: non progettare “per” qualcuno, ma costruire soluzioni insieme alle persone che ne conoscono bisogni, strategie e possibilità d’uso reali.
Spesso i dettagli più importanti emergono durante i test: una texture più riconoscibile, una dimensione più facile da esplorare, un simbolo più intuitivo, una forma che migliora l’orientamento delle mani nello spazio. Piccole modifiche che possono trasformare profondamente l’esperienza di utilizzo.
Accessibilità come punto di partenza
Questo percorso racconta anche un modo diverso di intendere l’innovazione.
Troppo spesso accessibilità e inclusione vengono considerate adattamenti successivi, aggiunti alla fine di un progetto già definito. In questo lavoro, invece, diventano il punto di partenza dell’intero processo creativo.
La tecnologia diventa davvero significativa quando riesce ad ampliare le possibilità di partecipazione, apprendimento e autonomia per tutte e tutti.
Ed è proprio nell’incontro tra ricerca, sperimentazione, ascolto e collaborazione che prendono forma strumenti capaci non solo di funzionare, ma di creare esperienze più aperte, accessibili e condivise.