Eufrasia: una storia che salta agli occhi!
I primi colliri, chiamati anche con il nome arabo di sief, avevano forma secca: polveri sottilissime impastate con chiara d’uovo, qualche acqua o resine e grassi sia vegetali che animali per farne impacchi e ungenti. Queste polveri sottilissime potevano anche essere soffiate nell’occhio usando un cannello.
Con il tempo si sono diffusi i colliri liquidi a noi consueti, come ad esempio il “Collirio mirabile” citato dal Ricettario Fiorentino del 1499; in effetti un preparato moderno fatto per distillazione di foglie di finocchio e celidonia e di sommità di eufrasia, tutte erbe dalle indiscusse qualità antiinfiammatorie. È importante evidenziare il ricorrere di queste ricette dell’eufrasia, che dalla Scuola Salernitana fu identificata con l’herba adhil degli arabi, dai quali era considerata alimento essenziale per le aquile a giustificarne la proverbiale vista acutissima.
Il famoso medico Andrea Mattioli nel XVI secolo consigliava di bere il vino nel cui mosto era stata macerata questa pianta perché esso “faceva ringiovanire gli occhi dei vecchi et levava via ogni lor difetto et impedimento”. In un ricettario del 1681 si leggono i dettagli circa la preparazione di un “Collirio ottimo per gli occhi”: tagliare minutamente l’eufrasia secca per mescolarla a vino bianco e acqua di rose bianche in vado di vetro, da custodire in luogo caldo per due giorni: nella colatura finale aggiungere olio distillato di semi di finocchio. Da usarsi mattina e sera.
L’eufrasia nella medicina popolare continuò ad essere largamente utilizzata sotto forma di infuso per preparare la cosiddetta “acqua per occhi”, ancora oggi presente nei colliri proprio perché idratante e lenitiva.
(da Farmacisti preparatori, n*51 primavera 2023)