dottoressa nera parla con una paziente all'interno di un ambulatorio

Il ruolo dell’ortottista oggi rappresenta sempre più un’opportunità per la riabilitazione visiva

I n un quadro di crescente domanda di servizi di cura e riabilitazione per la vista, ricorrere alla professione sanitaria dell’ortottista assistente di oftalmologia presenta molti vantaggi ed ha il potenziale per ispirare una varietà di modelli innovativi di presa in carico. Per capire di più su questa figura professionale è stato intervistato il Dott. Federico Bartolomei, Ortottista, componente del Gruppo di lavoro che si occupa di ipovisione all’interno dell’Unione Italiana ciechi e ipovedenti.

Leggendo il profilo dell’ortottista apprendiamo che “Tratta i disturbi motori e sensoriali della visione ed effettua le tecniche di semeiologia strumentale-oftalmologica”, che cosa significa questo?

Come chiarito dal Ministero della Salute, l’ortottista si occupa di prevenzione, valutazione e riabilitazione dell’handicap visivo oltre che dell’esecuzione di esami oculistici. La sua figura, oggi parte integrante delle professioni sanitarie, ha quindi un ruolo centrale nella riabilitazione visiva, come ribadito nel DM 10 Novembre 1999 e svolge le proprie mansioni in strutture sanitarie sia pubbliche che private, in regime di dipendenza o di libero-professionista.

Nelle iniziative di prevenzione dove trova maggior impiego la figura dell’ortottista?

Innanzitutto la valutazione ortottica è una prestazione ambulatoriale codificata che viene regolarmente richiesta da diversi specialisti, per l’influenza che, turbe della visione binoculare, possono avere su diverse funzioni del nostro corpo. Nell’ambito delle iniziative di prevenzione visiva, sicuramente l’età prescolare rappresenta un momento importante per la possibile presenza di fattori di rischio ambliopigeno che devono essere riconosciuti e trattati per tempo. Durante l’età scolare è importante escludere anomalie ortottiche che potenzialmente potrebbero riversarsi nelle attività di letto-scrittura con ovvie ripercussioni sugli apprendimenti. L’attività di prevenzione trova sempre più spazio anche in età adulta grazie all’introduzione di moderne apparecchiature come, ad esempio, fundus camera particolarmente adatte alla diagnosi precoce di malattie come la degenerazione maculare senile o la retinopatia diabetica. In questi casi, l’immagine raccolta dall’ortottista verrà trasmessa all’oculista.

Quali cambiamenti sta apportando l’introduzione di nuove tecnologie?

In un’epoca contraddistinta da una medicina sempre più improntata al digitale, nello studio di protocolli procedurali supportati anche da intelligenza artificiale, gli ortottisti, in quanto professionisti sanitari adeguatamente formati, possono rappresentare una opportunità per permettere l’alleggerimento di una parte del carico di lavoro degli oftalmologi contribuendo così a garantire cure adeguate ad una sempre più ampia fetta di popolazione.

Come si diventa quindi ortottisti?

Il percorso formativo dell’ortottista prevede il conseguimento di una Laurea triennale in Ortottica ed assistenza oftalmologica abilitante all’esercizio della professione. È possibile, dopodiché, proseguire gli studi in ambito universitario sia presso il Corso di Laurea Magistrale delle professioni sanitarie della Riabilitazione, sia frequentando un Master di I° livello. È prevista, inoltre, la possibilità di accedere a Dottorati di ricerca.

(da Oftalmologia sociale, 03/2022)