IPOVISIONE E ALLUCINAZIONI: LA SINDROME DI CHARLES BONNET
Non è raro che pazienti ipovedenti possano sperimentare delle visioni che tendano a distorcere la loro percezione della realtà. Ciò è dovuto ad una stimolazione fisiologica delle aree celebrali specializzate nella visione, che provocano un rilascio di potenziali d’azione
Non tutti sanno che i pazienti ipovedenti possono sperimentare delle vere e proprie allucinazioni. Si tratta della Sindrome di Charles Bonnet, conosciuta con l’acronimo CBS, che si manifesta attraverso l’apparizione di luci colorate, lampi, volti deformati, animali e paesaggi distorti. Studiando il cervello attraverso la risonanza magnetica funzionale, è emerso come nei pazienti che soffrono di tale patologia le aree cerebrali specializzate nella visione siano iperattive anche in assenza di stimolazione (a causa del visus ridotto). Tale esame ha permesso di verificare l’eccitazione spontanea dei neuroni che provano un rilascio di potenziali d’azione e riportano le cellule allo stato basale. La mente, quindi, per organizzare in modo coerente l’evento fisiologico, restituisce una immagine, dando quindi all’ipovedente la percezione di vedere qualcosa. Naturalmente il risultato non è ottimale e la sensazione non è sempre piacevole. Queste esperienze, infatti, possono essere talvolta invasive e invalidanti tanto da compromettere la salute mentale e la qualità della vita dei soggetti che ne sono affetti. I soggetti con CBS possono sentirsi confusi, ansiosi, arrabbiati e nelle forme più invasive tendere all’isolamento sociale. Attualmente, non esiste una cura specifica per la sindrome di Charles Bonnet, ma, diversi accorgimenti possono rendere la condizione più gestibile.
Tra queste:
- cambiare luogo o posizione quando si ha un’allucinazione;
- muovere gli occhi o fissare l’allucinazione stessa;
- utilizzare un’illuminazione aggiuntiva nell’ambiente in cui ci si trova;
- indossare tutti gli ausili visivi prescritti;
- stimolare gli altri sensi ascoltando audiolibri o musica;
- impegnarsi in attività sociali per evitare l’isolamento;
- ridurre lo stress e l’ansia.
Alcune persone trovano sollievo anche attraverso la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva: un processo non invasivo che prevede l’uso di magneti per attivare diverse parti del cervello ed evitare quindi che si possano azionare in modo indesiderato le aree celebrali specializzate nella visione. In qualunque caso è sempre bene parlarne con il proprio medico oculista, evitando di aver timore del giudizio. Raccontare i sintomi, oltre ad essere il primo passo per esprimere le proprie sensazioni ed alleviare il disagio che a volte possono provocare, è essenziale per evitare di ricevere diagnosi errate.
(da Oftalmologia Sociale, Gennaio-Marzo 2023)