colloquio di un paziente con una psicologa

La disabilità visiva può incidere in modi diversi sulla qualità della vita di una persona adulta. Il fatto di aver raggiunto un grado elevato di maturità evolutiva non presuppone che si accolga qualunque cambiamento o accadimento della vita con l’immediata capacità di integrarlo in maniera funzionale nella propria esistenza. Quando la perdita della vista sopraggiunge improvvisamente in questa fase della vita le persone devono, non soltanto imparare a convivere con la nuova condizione fisica, a gestire i mutamenti che avvengono a livello fisiologico ed organico, ma sono costrette a modificare, riorganizzare, fare i conti con tutti i cambiamenti che avvengono a livello della propria autonomia, della sfera relazionale e di quella lavorativa. L’intera quotidianità deve essere riorganizzata e ristrutturata attorno a nuove esigenze, nuove conoscenze e anche nuovi problemi e nuove difficoltà, tutto il sistema che ruota attorno alla persona viene, in qualche maniera, coinvolto e sconvolto e richiede di essere modificato e riattualizzato alla luce delle nuove necessità. Questi cambiamenti sono molteplici, profondi e complessi e richiedono di essere affrontati in maniera olistica, per non provocare una condizione di disagio che si estende rapidamente a tutti gli ambiti della vita del soggetto ed intacca intimamente il suo benessere psicofisico, peggiorando ulteriormente la situazione. Quando è una persona adulta a perdere la vista questa deve necessariamente fare appello alle proprie risorse ed attivare nuovi strumenti che le permettano di reinventarsi ed adattarsi ad una nuova complessità. Accade anche che, invece, la perdita della vista sia avvenuta in età evolutiva, oppure sia presente dalla nascita. Anche in questo caso, però, il diventare adulti pone la persona di fronte a nuove sfide e nuove esigenze, sebbene possa essere stato raggiunto in passato un buon livello di accettazione e di gestione della propria condizione fisica (anche se questo non è sempre vero), i contesti e le situazioni cambiano e, quindi, alla persona sono richiesti nuovi adattamenti, nuove abilità, nuove prove da affrontare. Alcuni esempi possono essere: andare a vivere da soli o cambiare casa, trasferirsi in una città differente, iniziare a lavorare, cambiare lavoro, convivere o sposarsi, avere figli e così via... tutte queste trasformazioni possono turbare l’equilibrio già raggiunto in precedenza, richiedono di superare paure, tensioni ed emozioni negative o ambivalenti, il raggiungimento di nuovi livelli di autonomia. Se queste nuove situazioni non vengono affrontate e risolte rischiano di arrestare il percorso evolutivo e la crescita personale, nonché di limitare le opportunità dell’individuo. Quando, infine, la perdita della vista sopraggiunge in tarda età può essere estremamente destabilizzante per la persona che già si trova in una fase del ciclo vitale nella quale potrebbe aver perso dei punti di riferimento importanti oppure delle autonomie, se a questo si aggiungono le ulteriori limitazioni legate alla patologia sopraggiunta o all’aggravarsi di una pregressa condizione medica, lo scenario può diventare facilmente drammatico. Il senso di solitudine, il turbamento, una minore capacità di adattamento potrebbero essere deleterie per una persona anziana che non riceva una adeguata assistenza. È per questo che ha assolutamente senso predisporre dei percorsi di accompagnamento e di sostegno psicologico pensati e realizzati anche per persone adulte, in base alle esigenze individuali, alla fase del ciclo di vita attuale ed alle situazioni specifiche. 

Questi percorsi hanno dunque l’obiettivo di sostenere gli adulti con disabilità visiva che sperimentano disagio a tutti i livelli, difficoltà relazionali, nell'autonomia, nella sfera sociale e lavorativa, ma anche attivare percorsi di sostegno psicologico, individuale o gruppale, che permettano di individuare, affrontare e gestire sentimenti e problematiche riconducibili ai vissuti e alle emozioni legate all’esperienza della disabilità visiva. Accanto a questo, e grazie anche alla spinta dei percorsi di cura di sé attivati con gli Psicologi, è necessario, ed è maggiormente possibile, incentivare l’avvio di percorsi di orientamento, mobilità e autonomia personale che permettano alla persona con disabilità visiva di raggiungere un livello maggiore di libertà e di indipendenza e, infine, rendere più accessibile l’assistenza medica per persone anziane che hanno problemi ad usufruire dei servizi di cui necessitano. Questi progetti vengono attivati ormai con successo da un paio di anni nell’ottica del superamento dello stigma legato alla salute mentale, del senso di solitudine e della crescita personale delle persone con disabilità visiva. 

(da Corriere dei ciechi, Gennaio 2023)