iride colorata con i colori dell'arcobaleno

Tutti i rischi e i dubbi degli esperti sulla cheratopigmentazione

Introdotta anni fa per «mascherare» le opacità corneali post traumatiche in occhi non vedenti, oggi la procedura ha finalità puramente estetiche, ma il professor Paolo Nucci (e l'American Academy of Ophthalmology) mettono in guardia dalle complicanze, che possono portare alla perdita della vista

 La scelta di Francesco Chiofalo di cambiare colore agli occhi (da marrone scuro, quasi nero, ad azzurrissimi) ha acceso i riflettori sulla cheratopigmentazione, che è il nome tecnico dell’intervento a cui si è sottoposto l’ex concorrente di «Temptation Island». Chiamata anche «tatuaggio oculare», anni fa questa procedura venne introdotta per mascherare le opacità corneali post traumatiche in occhi non vedenti (così da migliorarne l’aspetto senza dover ricorrere alle protesi), mentre oggi la sua finalità è puramente estetica. Nello specifico, l’operazione - eseguita in anestesia locale e della durata di 10-15 minuti - prevede l’utilizzo di un laser a femtosecondi (la tecnica più diffusa è infatti la FAK, acronimo che sta per femtosecond laser-assisted intra-stromal keratopigmentation) per creare un tunnel anulare nell’ambito dello spessore della cornea stessa e in questa sorta di «tasca» viene iniettato un pigmento colorato, cambiando così in modo semi-permanente la cornea da trasparente a opaca e coprendo il colore naturale dell'iride retrostante.

Le possibili complicanze

Trattandosi di una tecnica di microchirugia effettuata sul delicatissimo tessuto corneale, la cheratopigmentazione non è esente da complicanze e, come avverte un report dell’American Academy of Ophthalmology, i possibili rischi sono: danni alla cornea che possono portare a opacità, deformazione, fuoriuscita di liquido e perdita della vista; problemi ai plessi nervosi subcorneali che determinano una fotosensibilità spiccata (ovvero intolleranza alla luce); una reazione al pigmento colorato, che può causare infiammazione, uveite (infiammazione degli strati oculari interni) o crescita di vasi sanguigni all’interno della cornea; un’infezione batterica o fungina, che può produrre cicatrici corneali e perdita della vista; una distribuzione non uniforme del pigmento colorato e fuoriuscita dello stesso dall’occhio, con conseguente scolorimento dell’area trattata.

Lenti a contatto colorate

«Al di là della sua innocuità, su cui ho delle riserve e le ha anche l’American Academy, questa procedura lascia aperti molti interrogativi - spiega Paolo Nucci, professore ordinario di Oftalmologia dell’Università di Milano - . Prima di tutto, la presenza di questo pigmento colorato potrebbe ostacolare l’osservazione delle strutture posteriori dell’occhio, come per esempio la retina, durante una visita oculistica, senza contare che il colorante potrebbe anche passare all’interno dell’occhio. Non bastasse, è davvero una procedura reversibile come si dice e quel colore sovra-imposto all’iride risulterà poi gradevole e naturale?». Considerato che le potenziali complicanze a lungo termine della cheratopigmentazione restano ancora sconosciute (il follow up dei pazienti già operati non ha nemmeno dieci anni), secondo l’American Academy of Ophthalmology «il modo più sicuro per cambiare colore agli occhi è valutare se il soggetto sia un candidato idoneo per le lenti a contatto colorate, che devono essere prescritte da un oftalmologo e applicate da un ottico qualificato».

Simona Marchetti - 06 giugno 2024 – corriere.it